LE OLIMPIADI MODERNE 3a PARTE

GIOVEDÌ 10 NOVEMBRE 1983
da “Il Veterano Sportivo” Novembre – Dicembre 1983

LE OLIMPIADI MODERNE 3a PARTE

(segue dal n.ro  precedente)

Il barone Pierre de Coubertin.

L’XI Olimpiade è assegnata alla Germania nazista che naturalmente sfrutta l’avvenimento a scopo propagandistico. E’ un’Olimpiade colossale, dalla superba scenografia.
L’organizzazione è accurata, perfetta cercando di rifarsi al massi­mo ai miti dell’antica Grecia. Infatti una staffetta di 3.075 giovani traspor­ta a Berlino, attraversando i Bal­cani, la fiaccola olimpica accesa ai raggi del sole di Olimpia e che per tutta la durata dei Giochi arde­rà in un tripode posto in alto nello stadio. I vincitori vengono incoronati con una fronda di quercia e, sempre ad imitazione di quanto av­veniva ad Olimpia, più di centomila piccioni si alzano in volo il gior­no dell’apertura dei Giochi.
Anche sul piano agonistico i tede­schi dimostrano di fare sul serio battendo per la prima volta nella storia delle moderne olimpiadi gli americani nella speciale classifica per nazioni.
Accade però un fatto imprevisto. Un atleta negro, Jesse Owens, coglie una serie impressionante di vittorie in atletica ottenendo dei risultati eccezionali. Vince infatti i 100 metri in 10″3, i 200 in 20″7, il salto in lun­go con m. 8,06 e conduce alla vittoria la staffetta 4×100 in 39″8. Hitler, presente in tribuna, sente vacillare non poco le sue teorie razziste e, per non stringere la mano al rappresentante di una razza inferiore, esce dal­lo stadio. Dovrà farlo quattro volte.
L’Italia di Vittorio Pozzo conquista nel frattempo il titolo olimpico nel calcio.
Anche la Olimpiade di Londra del 1948 hanno il loro Owens ma è una donna: Fanny Blankers Koen sopran­nominata la «mamma volante», per­ché negli intervalli delle gare è so­lita allattare i suoi bambini. Vince quattro medaglie d’oro ed al rientro ad Amsterdam le verranno tributati onori regali. Sfilerà davanti a due­centomila persone in una carrozza trainata da quattro cavalli bianchi e la regina Giuliana le conferirà il cavalierato.
L’Italia conquista una bella meda­glia nel lancio del disco con Conso­lini seguito dal corazziere Giuseppe Tosi. Una doppietta che rimarrà uni­ca nella storia della nostra atletica. La Svezia, che si avvale di un trio destinato a divenire presto famoso, Green-Nordhal-Liedholm, vince il tito­lo nel calcio.
Il grande protagonista delle succes­sive olimpiadi di Helsinki è il mez­zofondista Emile Zatopeck, denomi­nato l’uomo-cavallo per la sua ec­cezionale resistenza.
Vince i 5.000 i 10.00 metri e la maratona. Cosa mai accaduta prima. Pino Bordoni conquista all’Ita­lia la medaglia d’oro nei 50 km. di marcia mentre nel pugilato si af­fermano Floyd Patterson nei medi (medaglia d’oro) e lo svedese Ingemar Johansson nei massimi (meda­glia d’argento), due pugili destinati a diventare in seguito campioni del mondo dei pesi massimi.
Nel getto del peso vince l’americano Parry O’Brien che pratica un nuovo stile di lancio denominato appunto «O’Brien» che verrà poi in seguito adottato da tutti e che consiste nel lanciare la sfera vol­gendo il dorso al settore di lancio così da conferire all’azione una mag­giore efficacia dinamica.
Ai Giochi di Melbourne il grande protagonista è il nuoto nel quale dominano gli australiani i quali han­no applicato per primi a questa di­sciplina dei criteri scientifici. Si sot­topongono a diete a base di alghe marine e, per diminuire l’attrito con l’acqua, arrivano persine a depilarsi. Ma a parte ciò, vincono perché han­no in squadra campioni del calibro di una Dawn Fraser e di un Rose.
Ercole Baldini vince la prova di ciclismo su strada mentre la Russia che ha tra i pali un certo Yaschin vince il titolo del calcio.
L’Olimpiade vive sul duello tra USA ed URSS ma la vincitrice mo­rale è la piccola Ungheria, che, pur travagliata dalle note vicende poli­tiche, porta a casa ben nove meda­glie d’oro.
La Olimpiade di Roma avrebbe certo riempito di gioia il cuore del vecchio De Coubertin se questi fosse stato ancora in vita (il fondatore delle Olimpiadi moderne era morto nel 1937 ed aveva voluto che il suo cuore fosse sepolto ad Olimpia). Lo scenario è veramente suggestivo nel­la sua storica autenticità. Le gare di lotta si svolgono nella Basilica di Massenzio, quelle della ginnasti­ca alle Terme di Caracalla e la Ma­ratona lungo la Via Appia Antica con la partenza dal Campidoglio e l’arrivo sotto l’Arco di Costantino. Vengono inoltre costruiti per l’occa­sione il Velodromo dell’Eur, il Pa­lazzo dello Sport, lo Stadio Flaminio ed il superbo Stadio Olimpico, incastonato tra il Tevere e Monte Mario costato 3 miliardi e mezzo.
Un longilineo studente torinese, Livio Berruti, ci regala la più bella medaglia, vincendo i 200 metri; im­battibile in curva, l’italiano mortifi­ca gli americani in quello che era sempre stato il loro terreno ideale: la velocità. Altroindimenticabile pro­tagonista è una donna. Wilma Rudolph, una graziosa gazzella negra che vince i 100, 200 e la staffetta 4x 100 metri. Di famiglia poverissima e diciassettesima di diciannove figli, racconterà poi di aver imparato a correre da bambina per arrivare pri­ma a tavola!
La gara di decathlon è vinta da un negro agile e potente, Rafer John­son, dotato di un fisico eccezionale. Diventato più tardi la guardia del corpo di Bob Kennedy, tornerà alla ribalta della cronaca per averne acciuffato l’assassino.
Nel pugilato vinciamo con Musso, Benvenuti e De Piccoli mentre nella vela, classe dragoni, si afferma il principe Costantino, il futuro re di Grecia.
Dopo la Olimpiade di Tokio di cui l’eponimo è il nuotatore americano Donald Schollander e dove il mari­naio olandese Geesink mortifica l’in­tero Giappone vincendo il titolo nel «peso libero» nello Judo, si svolge quella di Città del Messico che rimarrà famosa per tutti i proble­mi originati dal fatto di gareggiare in altitudine. Verrà anche ricordata come la Olimpiade dello stratosferi­co salto di Beamon, dell’avvento del Fosbury nel salto in alto e delle leg­giadre ed eleganti evoluzioni della indimenticabile Vera Caslavska nella ginnastica.

Angelo Ciofi