La lettera del Consigliere Nazionale Nino Costantino

SABATO 31 MAGGIO 2014

da “Il Veterano dello sport” n. 2 / marzo-maggio 2014

La lettera del Consigliere Nazionale Nino Costantino

COSTANTINO ANTONINO

Carissimi amici veterani, carissimo Cesare grazie ed ancora grazie, come non farlo, per averci dato la possibilità di riunire l’Unione per la seconda volta su una bellissima isola, terra disincantata, meravigliosa e solare e nello stesso tempo tanto aspra quanto dolce ed accogliente, aggettivi che fanno della Sardegna, della tua terra, uno dei luoghi più amati e struggenti del Mediterraneo.
Presidente Gentile meriti un encomio, un inno, un canto lirico e nostalgico, insomma, una sorta di elegìa per tutto quello che hai voluto e saputo riservarci per rendere quanto più piacevole e possibilmente sereno il nostro soggiorno nella tua terra di origine.
Non c’è stata domanda che non ha trovato una tua risposta, precisa, puntuale ed esaustiva; non c’è stato desiderio che non sia stato esaudito; non c’è stato angolo del villaggio dove non aleggiasse la tua presenza anche se di fatto ti trovavi da tutt’altra parte per sistemare altre cose. Diceva Seneca che “si può capire il carattere di una persona da come accoglie le lodi’’e sì che di lodi tu ne hai ricevute tante, ma le hai sempre accolte con la tua solita umiltà, discrezione, riservatezza e leggerezza che, mi sono accorto in questi giorni, sono tratti fondamentali del tuo carattere.
E, per quel che mi riguarda, hai saputo anche suscitare nella mia mente una serie infinita di ricordi e di aneddoti che ho avuto il piacere di vivere nei lunghissimi anni di frequentazione di amici di quest’isola: Mario Sanna, ragazzo della Barbagia conosciuto alla X Compagnia Fanteria di Arezzo, che mi chiedeva di parlargli di storie di ‘ndrangheta (come chiamava lui la ‘ndrangheta); lo sceriffo di Lanusei (il mio amico Sostituto Procuratore della Repubblica di quel luogo), le albe dorate di Arbatax ed il viaggio verso Olbia passando per Core e Boe con la splendida vista su Bade e Carros e le critte sulle pietre di granito che inneggiavano (tempi lontani) “muerte a sos carabineros”; Porto Cervo con le sue meraviglie regalateci dalla Bauli; i numerosi convegni tra Santa Margherita di Pula e Chia Laguna con i suoi fenicotteri rosa, “zente rubia’’, grufolanti e maestosi nel cielo di Sardegna.
Ma non vorrei tediarvi con le mie dolci nostalgie, quanto piuttosto fare qualche considerazione sul presente della nostra Unione, riflettendo sulla relazione morale del presidente.
Ci sono dei fermenti e diversità dialettiche, è bene evidenziarlo, all’interno dell’Unvs che rendono più vivace e costruttivo, almeno questo è l’augurio, il clima di amicizia e serenità dell’Unione che sono due dei pilastri fondanti della vita stessa dell’unse e credo che le conflittualità all’interno di un’associazione rappresentino un aspetto positivo ed una risorsa che, se ben gestite, nel senso di non mantenerle troppo alte, perché potrebbero degenerare in gazzarra, ma neanche tenerle troppo basse o reprimerle perché potrebbe insinuarsi un senso di assuefazione o, peggio ancora, di disinteresse che sarebbe la fine dell’Unione. Dunque sia benvenuto e benaccetto il conflitto inteso come diversità di vedute e di pensiero, sana dialettica, che sono il sale della democrazia e danno sapore alla vita stessa dell’associazione nel processo di sviluppo e del senso di appartenenza, proprio di quel senso dell’appartenenza che deve rappresentare la stella polare della nostra Unione.
E per fare questo bisogna usare una metodologia efficace per la soluzione dei problemi attraverso un approccio mentale in base al quale non è importante stabilire “di chi è la colpa’’, quanto piuttosto di capire e cercare “perché si è creato il problema’’, perché nella stragrande maggioranza dei casi la causa che ha creato il problema è molto più vasta, intricata e macchinosa di quella che potrebbe essere fatta risalire all’azione di un singolo individuo.
Ed è compito tuo, presidente, gestire tutto questo, come ebbi modo di dirti in una lettera aperta di qualche tempo fa, dove ti invitavo a far valere l’autorevolezza che il ruolo ti riconosce, quell’autorevolezza necessaria per dare fiducia, motivazione, incoraggiamento, senso di equanimità e sicurezza nel rispetto delle regole e dei ruoli, che soltanto un grande leader, e tu lo sei, certamente sa dare e ti ringrazio per averlo sempre fatto quando è stato necessario.
Ma sarebbe stato, è e dovrebbe essere anche compito nostro portare a termine tutti quei mandati che tu, presidente, singolarmente, nel precedente e ad inizio di quest’ultimo quadriennio olimpico avevi affidato, assegnato e, confidando, raccomandato ad ognuno di noi, con la speranza di trasformare il nostro impegno ed i nostri sentimenti in operosa attività ed azioni. Io credo proprio di sì, sarebbe stato ed è compito nostro.
Ci sono degli obiettivi di ordine generale, come la promozione dell’attività dell’Unvs e l’aumento del numero di soci, che avremmo dovuto e dovevamo raggiungere e centrare, ciascuno nella zona di sua competenza e che rappresentavano i due end point più importanti di questi sei anni di attività. C’era un impegno ben preciso preso in piena libertà e consapevolezza da parte di tutti noi e che avremmo dovuto onorare, rispettare ed assolvere e credo anche che questo impegno, dalle forti connotazioni identitarie, istituzionali e comportamentali, avrebbe dovuto essere e probabilmente sarà stato, non ho motivo di pensare diversamente, la stella polare del nostro mandato. Ebbene?
E lo chiedo per primo a me stesso, qual’è stato il risultato? è vero abbiamo realizzato una miriade di eventi sportivi nelle varie discipline, abbiamo premiato atleti veterani e non, abbiamo occupato i campi di giuoco e di gara di tutta Italia, abbiamo presenziato ad assemblee e premiazioni di Veterano dell’anno, abbiamo rispettato tutte le scadenze istituzionali con le loro giuste cadenze, è vero abbiamo fatto tutto questo che, d’altronde, andava fatto, né più, né meno di quello che si è sempre fatto e che doveva essere fatto, forse il minimo degli obiettivi che ci eravamo fissati, non lo so, certamente non il massimo delle cose. Perché erano anche altro le cose che avremmo dovuto e, non so se anche, potuto fare: altra cosa era e avrebbe dovuto essere la nostra presenza dentro le Istituzioni (Coni, Miur, Assessorati, Associazioni ecc… ecc…); percorsi, entrature e posizionamenti si preparano diversamente; altra cosa era, avrebbe dovuto e dovrebbe essere la promozione dell’Unvs.
La lettera aperta al presidente, che ebbi modo di scrivere qualche tempo fa, per chi non l’avesse voluto, saputo o potuto interpretare, non si riferiva a fatti specifici (ne avevo già parlato con il nostro presidente prima di chiedere di pubblicarla), come non si riferisce a fatti specifici il pensiero di oggi e poi io sarei l’ultimo, eventualmente, qualora ce ne fosse motivo, a doversene lamentare dentro la nostra Unione, ritenendomi, a torto o a ragione, tra i molti beneficiari dell’affetto, della benevolenza e spero, anche, della stima della stragrande maggioranza dei Veterani.
Il mio dire ha come retroterra, in primo luogo, la grande stima che nutro nei confronti del presidente e di tutti i Veterani e quindi il bisogno di comunicare con tutti voi con modalità sempre diverse per evitare di tediarvi con le solite formalità, anche se avvolte giuste e necessarie, ma che non fanno parte del mio carattere. Penso, molto francamente, che dovremmo ricercare gli aspetti più positivi e forse anche più nobili della nostra e dell’altrui vita, sui quali meditare,lasciando perdere le piccolezze e le facezie che potrebbero turbarla, cercando di goderci le cose che più amiamo; c’è bisogno di respirare in piena libertà ed apprezzarne la freschezza anche perché cos’altro resterebbe se anche quella cadesse?
Il mio dire vuole rivolgersi a tutti, oltre che al presidente; non vuole avere la presunzione della verità, non ha il taglio della protesta, assolutamente no, non è il “J’accusè” de “L’Affaire Dreyfus’’, tutt’altro, anche se nelle idee dei Dreyfusards (intellettuali, socialisti, radicali e repubblicani, anticonformisti) mi riconosco, non è un grido di dolore, mi sento un veterano felice, con le stesse preoccupazioni, la stessa volontà, aneliti e speranze di successo del più giovane o del più anziano iscritto della più periferica delle nostre sezioni ai quali lascio la libera interpretazione del mio dire: condivisibile, censurabile, identitario o persino inutile, superfluo e non considerabile, poco importa, rispetto il loro pensiero, ma ritornerò ancora a parlare con la stessa onestà, lo stesso amore per l’Unvs, gli stessi sentimenti ed immutata stima nei confronti di chi avrà ed anche di chi non avrà il tempo, la pazienza, la voglia, la volontà o la bontà di ascoltarmi. E concludo pensando al nostro ritorno verso casa, da quella meravigliosa isola: l’ho immaginato tutti insieme su una grande barca (e sto pensando all’Unvs) che per costruirla è stato sì necessario radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti, impartire ordini ed affidare mandati, ma è stato e sarà altrettanto ed ancor più necessario insegnare ad ognuno (e penso a tutti noi) la nostalgia e l’amore per il mare vasto ed infinito che è il grande mare azzurro dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport.
Un forte abbraccio a tutti.