Il QoL, qualità ottimale di vita

MARTEDÌ 29 DICEMBRE 2009

Il QoL, qualità ottimale di vita

del Dott. Antonino Costantino

DOTT. ANTONINO COSTANTINO

La salute non è determinata solo dall’assenza di malattia o di comportamenti a rischio, ma dipende anche da variabili soggettive quali l’autostima, la visione che l’individuo ha di se, la soddisfazione per la propria vita, le relazioni sociali, soprattutto con i coetanei.
Avere un concetto positivo di salute è lo strumento ideale per raggiungere una condizione dinamica a più dimensioni che altro non è che la forma ed il mezzo attraverso cui è possibile raggiungere questi obiettivi rappresenta il nostro stile di vita, cioè l’insieme di scelte autonome da parte di ogni individuo, orientate a mantenere il benessere fisico e psichico che comprende elementi intellettuali, socio-ambientali, spirituali, emozionali e fisici e che ha come ultimo obiettivo raggiungibile una qualità ottimale di vita, il QoL cioè il benessere psico-fisico, condizionato, a sua volta, da fattori genetici, ambientali, dinamici, educativi ed individuali. Dunque una sorta di educazione al benessere che vede coinvolti tutti insieme la famiglia, l’istruzione scolastica, le istituzioni, il lavoro, le associazioni e noi appunto come associazione ci sentiamo fortissimamente coinvolti in questo programma. Se è vero come è vero che i disturbi correlati ad uno stile di vita sedentaria secondo l’Oms rappresentano una delle cause più importanti (tra le prime 10) di mortalità ed inabilità su tutto l’intero pianeta, sarebbe allora auspicabile che l’attività fisica venisse inserita tra le priorità a tutela della salute e di ciò se ne facessero carico non solo le varie istituzioni ma soprattutto il Ministero della Salute o Welfare che dir si voglia. Noi come Unvs stiamo cercando questo link anche con il Miur per potere entrare nelle scuole, mettere a disposizione delle istituzioni scolastiche la professionalità, l’esperienza e l’esempio etico di nostri soci ex atleti, docenti di attività motorie ed esperti qualificati del settore, essendo questo uno dei punti più qualificanti tracciati dal nostro Presidente Bertoni nel programma del prossimo quadriennio olimpico. Che muoversi fa bene al fisico ed alla mente lo si sa fin dalla notte dei tempi, allora perché non farlo? Attività fisica non è sinonimo di sacrifici e di fatica intesi come mortificazione del corpo e della mente, quanto piuttosto di salute e di benessere (wellness), che assieme ad una giusta dieta, nell’accezione propria del termine (diaita) che sta a significare stile di vita, assieme alla capacità di vivere in tranquillità indica la strada verso la salute ed in termini speculativi un passo avanti verso la saggezza. Già Ippocrate nel IV secolo prima di Cristo aveva intuito che il giusto dosaggio di nutrimento ed attività motoria era appunto la giusta strada verso la salute intesa come percezione Di benessere e non solo come assenza di malattia. Diversi sono gli studi che dimostrano che camminare, anche 5 km/h comporta un dispendio energetico corrispondente a quello indicato come attività fisica di moderata intensità; il camminare è un esercizio alla portata di tutti ed è definito come quasi perfetto. Anche mezz’ora quotidiana di questo tipo di attività, per più giorni possibili la settimana, produce sostanziali benefici per la salute. Muoversi è equiparato ad un farmaco (Conconi nov. 2008) tanto che è capace di evitare il 70% dei tumori del colon, il 70% di ictus cerebrale, l’80% di infarti del miocardio ed il 90% di diabete mellito dell’adulto. Vi sono due studi emblematici anche in termini di gestione economica di risorse: uno recentissimo, condotto in Usa su 179 pazienti diabetici che percorrevano 5 km al giorno ha dimostrato che la spesa procapite/anno per medicinali diminuiva di circa 550 dollari e di circa 700 dollari per altre prestazioni sanitarie rispetto al resto della popolazione ed un analogo studio denominato Perugia evidenziava risparmi per circa 660 euro/anno/pz. Per un atleta gli obiettivi principali dell’allenamento sono la perdita del grasso corporeo, il mantenimento ed incremento delle masse muscolari e la performance cardiorespiratoria, oltre, naturalmente, al miglioramento della gestualità, destrezza, abilità, pianificazione e gestione della gara il tutto finalizzato al tipo di sport praticato. Esistono due ormoni che favoriscono l’aumento della massa muscolare ed altri due che la contrastano: essi sono rispettivamente Testosterone e Gh (ormoni anabolici), Cortisolo e Prolattina ormoni catabolici), fortissimamente condizionati dall’attività fisica in senso positivo gli uni e negativo gli altri, ulteriormente condizionati da surmenage psicofisico e stress (non mi soffermo, ma ovviamente mi riferisco alla teoria di Selye). Questi meccanismi sono governati dal metabolismo corporeo che è la velocità con cui il corpo brucia le calorie per soddisfare i bisogni vitali e che dipende dal dispendio energetico indotto dall’attività fisica e dal metabolismo basale che altro non è che il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia. Il metabolismo basale, a sua volta, è in stretta relazione con la massa magra: più muscoli si hanno e tanto più calorie si consumano nel corso della giornata; durante un lavoro aerobico (corsa) si consumano molte calorie (500-800 kcal) ed il metabolismo corporeo rimane elevato anche per parecchie ore dopo la fine dell’allenamento (10-12 h); tale incremento arriva a fare bruciare complessivamente anche il doppio dell’energia spesa direttamente durante l’esercizio. Esercizio che deve essere pianificato in quantità: almeno 5 volte la settimana, in intensità: inizio piano ed aumento ogni settimana con una durata di almeno 30 minuti a seduta ed aumento graduale fino a 45 – 60 minuti. Si raccomanda di bere sempre molti liquidi. I benefici che si ottengono riguardano la fitness cardio respiratoria, la capacità funzionale, i valori pressori, la frequenza cardiaca, la glicemia, il senso di benessere, la qualità della vita, lo stato dell’umore. La non attività può essere responsabile dell’insorgenza di coronaropatie, diabete mellito tipo 2, obesità, tumori, osteoporosi, depressione. Le attività consigliate sono marcia ad andatura sostenuta, jogging, corsa, ciclismo, nuoto, percorsi della salute, oltre naturalmente lo sport specifico praticato in gioventù, ma adesso da praticare a livello amatoriale. Il tutto completato da abitudini alimentari corrette come la dieta mediterranea (alla quale si rimanda) e l’assunzione quotidiana di fibre. L’esercizio fisico deve stimolare l’apparato cardiocircolatorio, i polmoni ed i muscoli nei limiti di capacità individuale, la sua intensità si determina con la misura della frequenza cardiaca e deve avere un livello di efficacia e di sicurezza che si raggiunge con un lavoro pari al 75% della riserva di frequenza cardiaca. Un valore orientativo di intensità dell’esercizio è dato dalla formula FCmax = 220 – età in anni,o dalla formula di Cerretelli : FCmax = 216- (1,1 x età in anni) sia per il sesso maschile che femminile. Vale comunque la regola del buon senso: consigliare di non superare 200 battiti/min. in entrambi i sessi. Il comburente energetico che fa muovere i muscoli è rappresentato dall’ossigeno e la massima quantità di O2 che può essere utilizzata nell’unità di tempo da un individuo, nel corso di un’attività fisica coinvolgente grandi gruppi muscolari, di intensità progressivamente crescente e protratta fino all’esaurimento equivale alla massima potenza aerobica espressa come VO2max e che secondo Di Prampero può essere protratta al massimo per 10 minuti. Questo valore viene espresso anche in ml O2/kg/min. ed a riposo è di 250ml/min. con differenze dell’8% tra i due sessi ed è il risultato del prodotto tra frequenza cardiaca e gittata sistolica cardiaca :VO2max = FC x GS x (^A-V). Esso si calcola in modo empirico con il test dei 7 minuti: viene eseguito in pista o su un percorso, pianeggiante e ben misurato, correndo a tutta velocità per sette minuti e si calcola con la formula di Albanese dove VO2max = 29 x distanza percorsa in km. Per esempio per un percorso di 2.000 metri si calcola: VO2max = 29 x 2 = 58. Già il consumo di ossigeno e l’ossigenazione del sangue, ma se penso a quanto malaffare gira intorno a questo argomento (Emotrasfusione, Epo di I , II , III, IV ecc. generazione ), il mio sembra quasi un ingenuo ed incantato ragionamento naif. Ma sia pure naif questo mio dire se si rivolge ad uno sport etico lontano dagli affari, dagli affaristi e dai cultori dell’immagine, inteso non come piacere fine a se stesso, cioè in senso narcisistico, destinato a produrre soltanto effetti effimeri, caduchi e contingenti, ma uno sport, sia individuale che di squadra, che nel rispetto delle regole, sia finalizzato al piacere sportivo inteso come sublime ricerca di una felicità interiore e duratura.