A PROPOSITO DI …ORO E DISDORO

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da “Il Veterano dello Sport” Novembre – Dicembre 2012

A PROPOSITO DI …ORO E DISDORO

Lettere dei consiglieri nazionali Nino Costantino e Renato Nicetto al presidente Unvs Gian Paolo Bertoni a proposito di “Oro e disdoro” pubblicato sul n. 5 de Il Veterano dello Sport.

Nino Costantino

A ben rivederci con tutti, un abbraccio. Stimatissimo presidente sai bene come la penso, e non da ora, e penso che era ora che chi di metalli nobili se ne intende e ne custodisce molti nella sua bacheca, nei suoi scrigni e tra la sua argenteria (questa è l’Unvs), abbia il diritto di metterci verbo, non fosse altro per il semplice fatto che quei metalli nobili fanno parte della storia e della nobiltà d’animo di questi uomini. Hai ragione quando parli di “responsabilità soggettive” e non oggettive“ …cercando di analizzare il nostro ambiente e di rilevare le principali incongruenze…”, chiamiamole così, sintetizzando il tuo dire in quei 6 punti, qualificanti in modo preciso e formidabile il tuo, che poi è anche il nostro, pensiero.
Più tempo passa e più mi rendo conto che in questo ambiente intossicato, fatto di fumo ed altre sostanze, la deontologia, l’etica e la morale non hanno dimora o, addirittura, sono doti sprecate e fai ancora bene a dire che “non si può non tirare in ballo il Coni se si vuole analizzare il momento negativo di alcuni settori dello sport italiano…”, ma tant’è, sappiamo bene come ragionano al Coni, citando il titolo di un famoso film: “Ballammo una sola estate”. Ed hai ancora ragione, presidente, quando fai capire che i giochi sono fini a sé stessi e i sé stessi sono i “Je suis la France et la France c’est moi”, ricordi bene le diatribe tra l’allora Ministro della Gioventù e dello Sport Melandri ed il presidente del Coni Petrucci; per carità, nulla di morale, di etico, di deontologico, solo e soltanto questione di pecunia. Vai avanti presidente sarò sempre al tuo fianco; l’articolo non solo, a mio modesto avviso, va pubblicato sul nostro Giornale, per rendere partecipi anche i nostri soci (è molto importante), ma va anche inviato al presidente Petrucci, con qualunque modalità lo si voglia, poco importa, e soprattutto ai presidenti dei Coni Provinciali dove, sicuramente, troverà considerazione, consenso e, speriamo, cassa di risonanza. Mi fermo qui assumendomi la responsabilità di tutto quello che dico, conoscendo bene quali sono le regole d’ingaggio all’interno del Coni, nel senso che svolgendo un ruolo all’interno della mia Federazione (Fmsi) potrei andare incontro ad azioni sanzionatorie.

Nino Costantino

Renato Nicetto

Nell’ottimo articolo scritto dal nostro presidente sulle Olimpiadi, diabolicamente intitolato “Oro e disdoro” mi ha particolarmente colpito il termine disdoro che letteralmente significa “disonore che non si riesce a nascondere”. Il mio cuore leggendolo è andato in mille pezzi. Sarà perché ho avuto l’onore di fare parte della centenaria Federazione Italiana Canottaggio per ben 24 anni, gli ultimi 16 anni in qualità di vicepresidente e successivamente presidente, sarà perché ho sempre avuto al suo interno la responsabilità dell’area tecnico-agonistica ma, in verità, questa ultima Olimpiade l’ho molto sofferta.

Da ex dirigente e da sportivo, anche se questo sentimento non l’ho provato solo per questo mio sport. Povero e sconosciuto, il canottaggio è sempre stato comunque protagonista nel mondo remiero internazionale. Quanta gioia per i grandi risultati conseguiti alle 5 Olimpiadi a cui ho partecipato. Un bottino eccezionale: 2 medaglie d’oro, 4 medaglie d’argento, 5 medaglie di bronzo. Senza contare i 34 titoli mondiali, con 24 argenti e 25 bronzi. Un altro motivo di orgoglio è stata la prima partecipazione alle Paralimpiadi di Pechino nel 2008, dove il nostro 4 con si è aggiudicato l’oro. Da ammalato di canottaggio come sono indubbiamente non posso che uscire fortemente deluso da queste ultime Olimpiadi. Basti pensare che il doppio che ha vinto l’argento era un equipaggio che non faceva parte (salvo l’iscrizione) della squadra Olimpica. Caso unico al mondo, la presidenza e il D.T. hanno ritenuto che avrebbero dovuto allenarsi per conto loro.

Da questo si può capire la mia sofferenza, anche perché, come il presidente scrive nel suo fondo, i nostri soloni non sono stati capaci di studiare, e magari copiare, cosa facevano gli altri Paesi che si sono poi largamente affermati.

Come non amareggiarsi al pensiero che è sempre stata proprio la scuola italiana ad essere copiata dagli altri.

Renato Nicetto