A Palermo “capitale d’Europa” la XXII Assemblea UNVS SECONDA PARTE

LUNEDÌ 4 APRILE 1983
da “Il Veterano Sportivo” Marzo-Aprile 1983

A Palermo “capitale d’Europa” la XXII Assemblea UNVS

SECONDA PARTE

Il capoluogo siciliano ospiterà dal 28 al 30 maggio all’Hotel Zagarella i veterani dello sport.

Ecco la seconda parte della storia di Palermo con i suoi costumi, i suoi preziosi monumenti, le sue arti e i suoi artisti, descritti dal consigliere nazionale Oliveri

Veduta del porto e di Monte Pellegrino

Sotto gli Aragonesi, Palermo e la Sicilia furono dilaniate da continue guerre contro gli Angioini di Sicilia e di Napoli e contro il Papa. Furibonde lotte intestine si susseguirono fra le fazioni dei baroni che se ne contendevano il dominio.
Ciononostante in Palermo, specie du­rante il regno di Federico, accorto ed esperto legislatore, che volle dare alla città l’antico splendore, si ebbe un risve­glio nella cultura. Fu affrontato per la prima volta il problema della scuola. Si diffuse l’insegnamento del diritto, dell’ingegneria, delle matematiche, della medicina e delle arti liberali. Assai atti­vo ritornò il commercio nelle varie loggie dei Genovesi, Pisani, Amalfitani, Catalani, Veneziani ed Aragonesi. Nel 1412 il dominio passò ai Re spagnoli di Castiglia, fra i quali Alfonso detto il Magnanimo e Ferdinando il Cattolico.
Con questi regni si inizia l’epoca del governo dei viceré.
I sovrani risiedevano a Madrid. L’amministrazione della Sicilia era affidata ai viceré che risiedevano in Palermo, che continuò ad avere il primato sulle altre città isolane.
La situazione del popolo divenne desolante. Mentre i privilegi baronali aumentavano, ai cittadini per converso venivano imposti maggiori tributi e privazioni.
Nel 1487 fu introdotto il nefando Tribunale dell’Inquisizione, il Sant’Uffizio.
Nel 1516 moriva l’ultimo dei re castigliani, Ferdinando II, e raccoglieva l’eredità della Sicilia Carlo V d’Austria, imperatore, il cui ingresso in Palermo ebbe del favoloso.
Si susseguirono nel trono di Sicilia Fi­lippo I, Filippo II, Filippo III, Filippo IV, Carlo II.
Fu questo un governo tirannico, che provocò congiure, moti, rivolte, soffocate col rogo e con la forca.
Nel 1713 la Sicilia fu ceduta a Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, che”‘fu incoronato Re di Sicilia nel Duomo.,di Palermo  Dopo un breve regno, in forza della Convenzione dell’Aia del 1720, intervenuta tra Francia, Inghilterra e Olanda, al Savoia fu assegnata la Sardegna, mentre la Sicilia, dopo l’interregno dell’Imperatore d’Austria Carlo IV, mal tollerato ed odiato dal popolo, passò sotto il dominio di Carlo III, figlio di Filippo V.
Alla morte in Spagna di Ferdinando VI, a Carlo III spettò anche il reame di Napoli, ed il suo successore Ferdinando IV, costituendo i Regni di Napoli e di Sicilia un’unica corona, abbandonò i titoli di Ferdinan­do IV di Napoli e III di Sicilia, per assumere quello di Ferdinando I re delle Due Sicilie  Palermo rimase sempre capitale del regno.
Il dominio borbonico, che terminò con Francesco II nel 1860, pur turbato da moti, sommosse, rivoluzioni, reazioni, processi, condanne – sebbene la città fosse affidata alla guida di viceré, capitani generali, luogotenenti dei re che abitualmente risiedevano a Napoli, tran­ne brevi periodi che eventi bellici li inducevano a cercare rifugio a Palermo  -produsse tuttavia un certo progresso, cui contribuirono con il loro interessamento i nobili palermitani, che numerosi occuparono importanti cariche pubbliche.
Venne abolito il Tribunale dell’Inquisizione  Si ebbero la statizzazione delle poste e l’illuminazione delle vie a gas. Furono creati e curati l’università, la pubblica civica biblioteca, l’orto botanico  l’osservatorio astronomico e tante altre pubbliche istituzioni della cultura, dell’industria e del commercio.
Fu promulgato il “Codice per il Regno delle Due Sicilie”.
Vennero costruite ville e palazzi meravigliosi  alcuni, tuttora esistenti, stanno ad attestare il lusso del tempo. In essi il barocco siciliano, per la sua ricchezza e grandiosità, veniva espresso all’esterno delle costruzioni, nelle magnifiche sale e nel mobilio interno delle dimore signorili.
Il lusso e lo sfarzo dell’epoca si manifestava più chiaramente nelle grandi feste pubbliche e nei balli che avevano luogo nei sontuosi palazzi quando la Corte veniva a Palermo.

Palazzo della Ragione e statua di Filippo V

Non si può, quindi, dire che la città ebbe a soffrire del regno borbonico, ma il popolo risentì molto l’oppressione e lo sfruttamento, specie quando i proventi delle tasse e dei balzelli prendevano la via di Napoli.
Con la cacciata dei Borboni Palermo perdeva il primato come capitale di un regno e diveniva capoluogo di una provincia del Regno d’Italia, diretta da un prefetto quale rappresentante del governo. Mantenne, però, la Corte di Cassazione  il Comando del Corpo d’Armata, il Provveditorato alla Opere Pubbliche, il Provveditorato agli Studi, altri vari uffici e magistrature, che denotano il suo primato giurisdizionale di fronte alle altre grandi città dell’Isola.
Furono istituiti la carica di Sindaco, capo dell’amministrazione comunale, al posto dell’ufficio del Pretore, la Giunta Comunale ed il Consiglio Comunale.
Organi che pensarono subito alla sistemazione urbanistica della città, che venne divisa amministrativamente in sei mandamenti. Furono riattivate le strade esistenti, se ne aprirono di nuove e lar­ghe, anche al di fuori della cinta cittadina  Sorsero nuovi giardini pubblici; si abbellirono ed ombrarono con alberi e palme alcune piazze. Si videro per le strade circolare le tranvie a cavalli.
Furono costruiti due   grandi   teatri: “Politeama Garibaldi” (1873) su proget­to del prof. Giuseppe Damiani Almejda, ed il “Vittorio Emanuele II o Mas­simo” (1866-1897) opera degli Architetti G.B. Filippo ed Ernesto Basile.
Il commercio e le industrie prosperarono per merito precipuo di eminenti uomini quali i Florio, i Poerio, i Varvaro.
Fu arricchita e sistemata la rete idrica della città, che progredì in popolazione ed in bellezza.
Nel 1891 ebbe luogo in Palermo l’Esposizione Nazionale, che fu inaugurata dal Re Umberto I e dalla Regina Margherita.
Incremento ebbero le lettere, le arti, le scienze; si combatté l’analfabetismo e furono costruiti diversi edifici scolastici.
Nel decennio fra il 1900 ed il 1910 si provvide ad illuminare elettricamente prima i più frequentati ritrovi, poi le strade e le case.
Nei tempi più recenti molto altro ed importante si è fatto per la città, rendendola degna della sua tradizione regale ed imperiale.
Dopo questa breve e sintetica esposizione della storia di Palermo, stimo opportuno indicare succintamente (senza descriverli, il che ci porterebbe lontani dall’intento) alcuni significativi monumenti civili e religiosi che adornano questa favolosa città e che meritano di essere visitati, perché stanno a dimostrare quali tesori d’arte essa ha creato nelle varie epoche.

PERIODO ARABO-NORMANNO
Castello delle Favare o di Maredolce (997-1019); Ponte dell’Ammiraglio (1113); San Giovanni degli Eremiti (1132); San Giovanni dei Lebrosi (1071); Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio o Martorana (1140); Chiesa di S. Cataldo (1161); Castello della Zisa (1154); Chiesa della Magione (1161); Chiesa di S. Spirito o dei Vespri (1178); La Cuba (1180); La Cattedrale (1184); Palazzo Reale o dei Normanni (costrui­to nel IX secolo dagli Arabi ed ampliato nell’XI secolo dai Normanni); La Cappella Palatina (1130).

PERIODO GOTICO E RINASCIMENTALE
Francesco d’Assisi (1255-1277); Chiesa di S. Agostino (sec. XIII); Chiostro di S. Giovanni degli Eremiti (sec. XIII); Palazzo Sclafani (1330); Palazzo Chiara-monte o Steri (1377); Palazzo Aiutamicristo (1490); Palazzo del Municipio (1470); Palazzo Abatellis (Galleria Nazionale) (1495); Chiesa di S. Maria della Catena (sec. XV); Chiesa di S. Maria degli Angeli, detta “La Gancia” (sec. XV); Chiesa di S. Giorgio dei Genovesi (1576).

PERIODO BAROCCO
Fontana di Piazza Pretoria (1554); Chiesa di S. Caterina (1566); Oratorio del Rosario (1578); Chiesa del Gesù o di Casa Professa (1584) (barocco siciliano ; Piazza Vigliena o Quattro Canti (1608); Chiesa di S. Giuseppe dei Tea-tini (1612); Chiesa di S. Domenico -Panteon (1640); Chiesa della Pietà (1678); Chiesa del SS. Salvatore (1682); Oratorio di S. Zita (sec. XVII); Oratorio di S. Lorenzo o dell’Immacolatella (sec. XVII).

PERIODO NEOCLASSICO
Fontana del Garaffo (sec. XVII); Palaz­zo Ugo (1700); Palazzo Gangi (1714); Palazzo Ceraci (sec. XVIII); Fontana Genio di Palermo (sec. XVIII); Palazzo Villafranca (sec. XVIII); Palazzina Ci­nese – residenza di Ferdinando IV di Borbone e di Maria Carolina (sec. XVIII); Ginnasio all’Orto Botanico; Villa Belmonte (1801); Villa Resuttana (1761); Villa Ceraci Ventimiglia (1683);
Teatro Massimo Vittorio Emanuele (sec. XIX); Teatro Politeama Garibaldi (sec. XIX).

MUSEI-GALLERIE-BIBLIOTECHE
Museo Nazionale Archeologico; Museo di Archeologia – Fondazione Mormino; Museo del Risorgimento – Società Siciliana di Storia Patria; Museo Diocesano; Museo Etnografico Pitré; Museo di arte Medievale e Moderna; Museo geologico  Galleria d’arte moderna; Galleria nazionale di Sicilia; Biblioteca Nazionale; Biblioteca Comunale.

PARCHI-GIARDINI-VILLE
Parco della Favorita; Giardino Inglese; Giardino Garibaldi; Orto Botanico; Villa Giulia; Villa Malfitano; Villa Bonanno; Villa Sperlinga; Villa D’Aumal e d’Orleans; Villa Garibaldi.
Prima di chiudere questa sommaria illustrazione di Palermo, mi limito ad indicare alcuni artisti palermitani, che hanno arricchito la città delle loro opere e che hanno fatto conoscere la loro arte in Italia e all’estero. Chiedo venia a letterati e poeti, storici e filosofi, musicisti e scienziati, matematici e giuristi, uomini politici, studiosi di varia cultura e palermitani che l’hanno resa universalmente illustre, riservandomi di occuparmene in seguito.

ARCHITETTI
‘600 Mariano Smeriglio; ‘700 G.B. Vaccarino, Giuseppe Venanzio Marvuglia; ‘800 Nicola Puglia, G.B.F. Basile, Erne-sto Basile, G. Damiani Almejda; ‘900 Salvatore Caronia Roberti, Giuseppe Capitò, Giuseppe Vittorio Ugo, Giusep­pe Spatrisano, Antonio Zanca.

SCULTORI
‘500 Antonello Gagini; ‘600 Carlo d’Aprile, Giacomo Serpotta; ‘700 Igna-zio Marabitti; ‘800 Valerio Villareale, Domenico Trentacoste, Salvatore Va­lenti, Bendetto De Lisi, Vincenzo Ragusa, Ettore Ximenes, Benedetto Civiletti, Antonio Ugo, Mario Rutelli; ‘900 Filip­po Sgarlata, Cosmo Sorgi, Nino Ceraci, Giovanni Rosone, Silvestre Cuffaro, Giuseppe Di Caro, Mario Pecoraino.

PITTORI
‘600 Pietro Novelli; ‘700 Vito D’Anna, Giuseppe Velasco, Vincenzo Riolo; “800 Giuseppe Patania, Salvatore Lo Forte, Francesco Lo Jacono, Giuseppe Sciuti, Giuseppe Di Giovanni; ‘900 Francesco Camarda, Pippo Rizzo, Giovanni Faja, Gino Morici, Renato Guttuso.

MUSAISTI

Bonanno Zuccaro, Raffaele Campisi, Luigi Pretipino.

E.OLIVIERI